Usabilità Web 2.0 – Licenze d’Uso Creative Commons: in Italia si attende l’accordo con la SIAE, in USA e UK sono al 3.0

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Cosa sono le licenze Creative Commons sul diritto d’autore?

In Italia, mancando ancora l’accordo con la SIAE, il livello è numerato con 2.5, la versione internazionale USA e UK è al livello 3.0. Il diritto che regola le licenze (cc) è quello di impostazione e pratiche anglosassoni.

Tali licenze sono degli strumenti di importante praticità per la tracciabilità delle fonti e – soprattutto – per condividere idee e contenuti nella comunità nazionale, europea ed internazionale.

Gli autori di questa indispensabile usabilità, fanno riferimento all’organizzazione no-profit Creative Commons con sede in California (444 Castro Street, Suite 900 – Mountain View, CA 94041). La tecnologia è resa disponibile grazie alla scelta open source.

Licenze Uso Creative Commons e traffic light cioè il semaforo della condivisione con approccio web 2.0

L’obiettivo fondamentale della Comunità internazionale dei Creative Commons (chiamati anche semplicemente “commoner” oppure “commons”), nella galassia rappresentata dal tradizionale ambiente dei “Tutti i diritti riservati”, mira all’equilibrio di questi diritti anche sul piano del riconoscimento legislativo.

Va compreso che stiamo parlando all’interno di un contesto storico di diritti creati da normative evolutesi e, anche, involutesi in modo variamente alternato a seconda dei punti di vista. Questi diritti sono maturati soprattutto nel ‘900 con le leggi sul copyright. Ovvero, stiamo ragionando attorno a quello che è stato definito come il “secolo cerniera” tra il secondo e il terzo millennio e anche “secolo delle ideologie”. 

Nel condividere gli obiettivi della Comunità di Creative Commons, Studio Baroni sottolinea la validità della proposta in quanto tali licenze “non intaccano le libertà che la legge garantisce agli utenti di opere creative altrimenti protette dal copyright, come delle eccezioni e limitazioni della legge sui diritti d’autore come il commercio legittimo. E ciò avviene proprio per via dell’approccio web 2.0 che è elemento tipico e caratterizzante della cosiddetta “opportunità partecipativa” offerta dai social network” e, per altro, rafforzato dall'”ottica open source”).

Come ben sottolineato qui, per “Commoning [si intende ndr] l’arte naturale di connettersi con gli altri per creare COMUNITÀ, con convenienza e divertimento (di Julie Ristau – On the Commons, 3-3-11 – Traduzione italiana di Marco Giustini) – Per fare un esempio concerto, puoi scaricare qui il file pdf creato con open office, cioè con un open source, condivisibile con Licenza Creative Commons 3.0.

Gli strumenti Creative Commons danno a chiunque (inteso come creatore individuale oppure azienda, grande compagnia, associazione, istituzione pubblica o fondazione privata) un semplice e standardizzato modo di garantirne il rispetto dei permessi sul diritto d’autore ai propri lavori creativi.

Infine, merita sottolineare che la conoscenza creata dalla Comunità internazionale, che si è sviluppata nel corso di un decennio di attività, è un bene comune digitale, un pozzo di contenuti che possono essere copiati, distribuiti, modificati, miscelati, ed usati come base di partenza, tutto entro i limiti della legge sul copyright.

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