Intelligenza artificiale, Ricerca, Società della Conoscenza

La partecipazione pubblica nell’era dell’intelligenza artificiale

Questo contributo di Studio Baroni prende le mosse da due documenti pubblicati nel corso del 2026:

“Dal loro confronto – evidenzia Vittorio Baroni – emerge una riflessione sul ruolo che le nuove tecnologie possono assumere nel rafforzare l’ascolto, il coinvolgimento dei cittadini e la qualità delle decisioni pubbliche”.

L’intelligenza artificiale può cambiare il rapporto tra cittadini e istituzioni, ma non sostituire la politica né il confronto democratico. È il punto centrale dello studio OCSE “Artificial Intelligence and the Future of Citizen Participation”. Il rapporto analizza opportunità e rischi dell’IA nei processi con cui le amministrazioni ascoltano cittadini e portatori di interesse.

L’IA può analizzare migliaia di contributi, individuare temi ricorrenti, trascrivere gli incontri, tradurre in tempo reale, moderare le discussioni e semplificare documenti complessi. Assistenti virtuali e sistemi di sintesi aiutano a orientarsi nelle consultazioni. Le simulazioni generative permettono inoltre di visualizzare scenari alternativi nella pianificazione urbana, nella rigenerazione degli spazi e nelle politiche ambientali. Ridurre tempi e costi consente alle amministrazioni di esaminare una quantità di proposte altrimenti ingestibile. Può anche agevolare chi incontra barriere linguistiche, informative o fisiche. L’IA può allargare la partecipazione, purché rimanga uno strumento di supporto e non diventi un filtro opaco tra istituzioni e cittadini.

L’OCSE mette in guardia da dati distorti, discriminazioni, risposte inventate, violazioni della riservatezza e algoritmi poco comprensibili. Esiste anche un rischio politico. Automatizzare l’ascolto può produrre l’illusione della partecipazione senza dare peso reale alle opinioni raccolte. Se non è chiaro chi seleziona i dati e quale seguito ricevono le proposte, la tecnologia può aumentare la sfiducia.

Su questo terreno intervengono le Linee guida nazionali per la partecipazione pubblica, pubblicate nel luglio 2026 dal Dipartimento della funzione pubblica. Il documento supera la logica delle iniziative episodiche. La partecipazione deve entrare nel ciclo delle politiche pubbliche, dagli obiettivi alla progettazione, fino al monitoraggio e alla valutazione. Le Linee guida distinguono informazione, consultazione e partecipazione attiva. È quest’ultima la soglia decisiva. I cittadini non devono limitarsi a ricevere notizie o compilare questionari, ma contribuire fin dalle prime fasi alla costruzione delle alternative. Servono obiettivi chiari, risorse adeguate, inclusione delle persone meno rappresentate, comunicazione comprensibile e tempi certi per rispondere alle proposte.

Le Linee guida italiane riconoscono che l’intelligenza artificiale può rendere più efficiente la partecipazione pubblica. Può analizzare grandi quantità di osservazioni, raggruppare i contributi per argomento, individuare esigenze ricorrenti e offrire informazioni più comprensibili in base alle necessità delle persone. Queste funzioni devono però aiutare il lavoro umano, senza sostituire la valutazione dei funzionari, degli esperti e dei responsabili delle decisioni. L’amministrazione deve dichiarare quando utilizza sistemi di IA, spiegare con quali criteri vengono analizzati i contributi e consentire una verifica dei risultati. Nessuna proposta dovrebbe essere esclusa o considerata meno rilevante soltanto sulla base di una selezione automatica. Devono inoltre essere garantite la protezione dei dati personali, la sicurezza delle informazioni, la possibilità di correggere eventuali errori e, quando possibile, l’impiego di software aperti e controllabili. La tecnologia non deve infine creare nuove forme di esclusione. Le piattaforme digitali vanno affiancate da incontri in presenza e modalità ibride, così da coinvolgere anche chi possiede minori competenze digitali o non dispone di strumenti adeguati. L’obiettivo non è automatizzare la partecipazione, ma renderla più accessibile, trasparente e realmente utile alle decisioni pubbliche.

Dall’incrocio tra lo studio OCSE e le Linee guida emerge una sintesi. L’IA può rendere la partecipazione più ampia e informata, ma non risolve la distanza tra cittadini e decisioni. La questione aperta resta la volontà delle istituzioni di ascoltare, motivare le scelte e rendere verificabile l’impatto dei contributi ricevuti. Senza restituzione degli esiti, responsabilità e valutazione, anche la piattaforma più avanzata resta una vetrina digitale. Con regole chiare e competenze pubbliche adeguate, invece, la tecnologia può rafforzare una democrazia deliberativa e capace di produrre fiducia.

Lascia un commento