Innovazione, Intelligenza artificiale, Ricerca, Scuola

Veneto, ecco il primo Liceo in “Intelligenza Artificiale e Scienza dei Dati” al Filippin di Pieve del Grappa

L’ingresso dell’intelligenza artificiale nella scuola va oltre all’apprendimento di nuovi strumenti. Deve formare persone capaci di comprendere dati, algoritmi, opportunità e rischi. La crescita fulminea di ChatGPT, raccontata da Studio Baroni già nel 2023, dimostra quanto rapidamente la tecnologia possa cambiare comportamenti e professioni. Per questo servono laboratori e didattica attiva. Resta decisivo il controllo umano. L’IA amplia conoscenza e capacità critica, non sostituisce autonomia, responsabilità ed etica.

L’Istituto Filippin di Pieve del Grappa, nel Trevigiano a Pieve del Grappa, arricchisce la propria offerta formativa con l’attivazione del Liceo Scientifico con curvatura in “Intelligenza Artificiale e Scienza dei Dati”, una novità per le province di Treviso, Padova e Venezia. Inserito nella Rete Nazionale dei Licei dedicati all’IA e allineato alle direttive europee del DigComp 2.2, il nuovo indirizzo integra laboratori di machine learning, algoritmi, big data ed etica digitale. Il dirigente scolastico, Sileno Rampado: “Un percorso d’eccellenza che unisce competenze tecnologiche d’avanguardia, collaborazioni con centri di ricerca e una forte proiezione internazionale, all’interno di un campus moderno che ospita oltre 500 studenti italiani e centinaia di universitari americani”.

Una vera e propria svolta per il panorama educativo del Nord-Est. L’Istituto Filippin annuncia l’attivazione dal 10 settembre della prima classe da 21 studenti del nuovo Liceo Scientifico con curvatura in “Intelligenza Artificiale e Scienza dei Dati”, un percorso didattico d’avanguardia pensato per fornire alle nuove generazioni gli strumenti critici e tecnici necessari ad affrontare le sfide del XXI secolo.

L’iniziativa rappresenta una novità assoluta per il territorio veneto: si tratta infatti del primo liceo di questo tipo a sorgere nell’area compresa tra le province di Treviso, Padova e Venezia. A livello nazionale ne esistono soltanto una ventina, a dimostrazione di come l’istituto posizionato ai piedi del Monte Grappa si inserisca all’interno della ristretta avanguardia delle scuole tecnologiche e innovative del Paese.

Il progetto didattico si colloca nel quadro europeo delle competenze digitali DigComp 2.2 e aderisce ufficialmente alla Rete Nazionale dei Licei Scienza dei Dati e Intelligenza Artificiale. La nuova curvatura va a potenziare l’offerta del Liceo Scientifico Opzione Scienze Applicate, affiancando alla solida preparazione scientifica tradizionale moduli pratici di programmazione, analisi statistica, machine learning e una profonda riflessione sull’impatto etico delle nuove tecnologie.

“Con il nuovo Liceo sull’Intelligenza Artificiale vogliamo dare ai nostri studenti le chiavi per comprendere e guidare il futuro, non per subirlo”, commenta il dirigente scolastico, Sileno Rampado. “Non si tratta solo di insegnare la programmazione o l’analisi dei dati, ma di formare una nuova consapevolezza etica e critica nell’uso delle tecnologie. Il nostro campus ha da sempre una vocazione internazionale e innovativa: integrare l’avanguardia dell’IA all’interno della nostra tradizione educativa significa offrire ai giovani del territorio un percorso unico, capace di farli dialogare direttamente con il mondo delle università, della ricerca e dell’impresa globale”.

Il percorso di studi comprende laboratori interdisciplinari che spazieranno dalla gestione dei big data alla robotica intelligente, fino alla computer vision, all’arte generativa e alla comprensione dei linguaggi naturali da parte delle macchine. Gli studenti avranno inoltre l’opportunità di applicare le competenze teoriche lavorando sul campo a contatto con università, centri di ricerca, aziende ICT e startup innovative, sviluppando modelli predittivi e algoritmi per l’analisi di processi economici e naturali.

Con l’apertura di questo indirizzo, l’Istituto Filippin consolida la propria vocazione all’eccellenza educativa e all’innovazione pedagogica. La struttura vanta già una profonda dimensione internazionale e numeri di assoluto rilievo: nell’anno scolastico in corso conta 26 classi attive (3 di scuola dell’infanzia, 6 di primaria, 7 di secondaria di primo grado e 10 di liceo) accogliendo oltre 500 studenti guidati da 46 docenti e supportati da uno staff complessivo di 121 dipendenti.

Il 10 settembre, va precisato, entra in classe anche l’accordo di rete siglato tra gli Istituti Filippin e lo storico Istituto Graziani di Bassano del Grappa, nel Vicentino. La soluzione individuata dai due enti è pragmatica: il Graziani si concentrerà sul polo dell’infanzia e della primaria (0-11 anni), diventando l’hub di prossimità nel cuore di Bassano. Una volta terminata la quinta primaria, i ragazzi potranno proseguire il percorso verso le medie e i licei nel campus di Pieve del Grappa. L’integrazione non è solo logistica e amministrativa, ma riguarda il Dna formativo. Al Graziani approda grazie al Filippin il modello CLIL (Content and Language Integrated Learning): l’inglese sarà la lingua con cui si studieranno altre discipline, supportati da tutor madrelingua già dall’Infanzia. Parallelamente, verrà colmato il gap tecnologico con l’introduzione di laboratori di robotica educativa e atelier digitali dotati di stampanti 3D, per stimolare il problem solving.

A questa comunità accademica si affiancano ogni anno centinaia di giovani provenienti dagli Stati Uniti. Il Filippin appartiene infatti alla rete mondiale lasalliana — una realtà che comprende 928 scuole e 80 università — e ospita la sede del CIMBA, prestigioso centro di alta formazione manageriale che solo nello scorso anno ha accolto oltre 500 studenti universitari americani.

Il contesto in cui muoverà i primi passi il nuovo Liceo dell’Intelligenza Artificiale è quello del “La Salle Campus Filippin”, un complesso concepito secondo il modello dei campus anglosassoni. La struttura si estende su 30.600 metri quadri coperti immersi in 35 ettari di parco, disponendo di 40 aule didattiche, 450 posti letto, spazi polifunzionali e uno dei centri sportivi più attrezzati della regione. Un ambiente ideale dove la tradizione educativa incontra l’esplorazione del futuro tecnologico.

STORIA E DIDATTICA DEGLI ISTITUTI FILIPPIN

La storia degli Istituti Filippin inizia nel 1924 quando monsignor Erminio Filippin fece costruire l’Istituto a Paderno del Grappa, oggi Pieve del Grappa, facendolo crescere fino al 1958, quando la guida viene assunta dalla Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Oggi gli Istituti Filippin costituiscono uno dei più importanti complessi educativi d’Italia: vi studiano circa 500 allievi (dalle scuole dell’infanzia e primaria internazionale ai Licei Scientifico, Scientifico Scienze Applicate e Liceo Economico Sociale). Vi lavorano 140 collaboratori tra docenti, Ata, personale di servizio, servizi di cucina e centro sportivo. La presenza di docenti provenienti da diverse regioni ha arricchito l’istituto, contribuendo all’evoluzione del sistema scolastico nazionale. I percorsi di studio sono strutturati in ottica internazionale e prevedono oltre alle certificazioni linguistiche e informatiche anche progetti rilevanti come il doppio diploma italo-statunitense e italo-britannico, l’Year Abroad, global lessons, stage linguistici e boarding school per studenti stranieri. All’interno del Campus è presente il CIMBA, che da oltre vent’anni offre corsi di alta formazione ed un’ampia scelta di corsi post laurea di formazione manageriale e di leadership in inglese e in italiano, accompagnando studenti ed imprenditori italiani e stranieri nella loro crescita professionale. Molti sono gli eventi che si celebrano nel corso dell’anno: l’Open Day, ogni due anni premio Filippin, ogni due anni premio Monte Grappa, Giochi Lasalliani, cicli di incontri tematici aperti al pubblico, accoglienza in struttura di rappresentative sportive FITP, PIP, FIPAV, Raduno ex allievi, Convegno Centro Studi Matematici U. Morin.

Intelligenza artificiale, Ricerca, Società della Conoscenza

La partecipazione pubblica nell’era dell’intelligenza artificiale

Questo contributo di Studio Baroni prende le mosse da due documenti pubblicati nel corso del 2026:

“Dal loro confronto – evidenzia Vittorio Baroni – emerge una riflessione sul ruolo che le nuove tecnologie possono assumere nel rafforzare l’ascolto, il coinvolgimento dei cittadini e la qualità delle decisioni pubbliche”.

L’intelligenza artificiale può cambiare il rapporto tra cittadini e istituzioni, ma non sostituire la politica né il confronto democratico. È il punto centrale dello studio OCSE “Artificial Intelligence and the Future of Citizen Participation”. Il rapporto analizza opportunità e rischi dell’IA nei processi con cui le amministrazioni ascoltano cittadini e portatori di interesse.

L’IA può analizzare migliaia di contributi, individuare temi ricorrenti, trascrivere gli incontri, tradurre in tempo reale, moderare le discussioni e semplificare documenti complessi. Assistenti virtuali e sistemi di sintesi aiutano a orientarsi nelle consultazioni. Le simulazioni generative permettono inoltre di visualizzare scenari alternativi nella pianificazione urbana, nella rigenerazione degli spazi e nelle politiche ambientali. Ridurre tempi e costi consente alle amministrazioni di esaminare una quantità di proposte altrimenti ingestibile. Può anche agevolare chi incontra barriere linguistiche, informative o fisiche. L’IA può allargare la partecipazione, purché rimanga uno strumento di supporto e non diventi un filtro opaco tra istituzioni e cittadini.

L’OCSE mette in guardia da dati distorti, discriminazioni, risposte inventate, violazioni della riservatezza e algoritmi poco comprensibili. Esiste anche un rischio politico. Automatizzare l’ascolto può produrre l’illusione della partecipazione senza dare peso reale alle opinioni raccolte. Se non è chiaro chi seleziona i dati e quale seguito ricevono le proposte, la tecnologia può aumentare la sfiducia.

Su questo terreno intervengono le Linee guida nazionali per la partecipazione pubblica, pubblicate nel luglio 2026 dal Dipartimento della funzione pubblica. Il documento supera la logica delle iniziative episodiche. La partecipazione deve entrare nel ciclo delle politiche pubbliche, dagli obiettivi alla progettazione, fino al monitoraggio e alla valutazione. Le Linee guida distinguono informazione, consultazione e partecipazione attiva. È quest’ultima la soglia decisiva. I cittadini non devono limitarsi a ricevere notizie o compilare questionari, ma contribuire fin dalle prime fasi alla costruzione delle alternative. Servono obiettivi chiari, risorse adeguate, inclusione delle persone meno rappresentate, comunicazione comprensibile e tempi certi per rispondere alle proposte.

Le Linee guida italiane riconoscono che l’intelligenza artificiale può rendere più efficiente la partecipazione pubblica. Può analizzare grandi quantità di osservazioni, raggruppare i contributi per argomento, individuare esigenze ricorrenti e offrire informazioni più comprensibili in base alle necessità delle persone. Queste funzioni devono però aiutare il lavoro umano, senza sostituire la valutazione dei funzionari, degli esperti e dei responsabili delle decisioni. L’amministrazione deve dichiarare quando utilizza sistemi di IA, spiegare con quali criteri vengono analizzati i contributi e consentire una verifica dei risultati. Nessuna proposta dovrebbe essere esclusa o considerata meno rilevante soltanto sulla base di una selezione automatica. Devono inoltre essere garantite la protezione dei dati personali, la sicurezza delle informazioni, la possibilità di correggere eventuali errori e, quando possibile, l’impiego di software aperti e controllabili. La tecnologia non deve infine creare nuove forme di esclusione. Le piattaforme digitali vanno affiancate da incontri in presenza e modalità ibride, così da coinvolgere anche chi possiede minori competenze digitali o non dispone di strumenti adeguati. L’obiettivo non è automatizzare la partecipazione, ma renderla più accessibile, trasparente e realmente utile alle decisioni pubbliche.

Dall’incrocio tra lo studio OCSE e le Linee guida emerge una sintesi. L’IA può rendere la partecipazione più ampia e informata, ma non risolve la distanza tra cittadini e decisioni. La questione aperta resta la volontà delle istituzioni di ascoltare, motivare le scelte e rendere verificabile l’impatto dei contributi ricevuti. Senza restituzione degli esiti, responsabilità e valutazione, anche la piattaforma più avanzata resta una vetrina digitale. Con regole chiare e competenze pubbliche adeguate, invece, la tecnologia può rafforzare una democrazia deliberativa e capace di produrre fiducia.