Città, Cultura, digitale, Economia, Smart city, Società della Conoscenza, Sostenibilità, Web 2.0

Smart city e INTELLIGENZA COLLETTIVA: Nicos Komninos e il manuale del MIT con metodo wiki.

smart city exhibition 2013Fervono i preparativi verso l’appuntamento Smart City Exhibition in programma a Bologna da 16 al 18 ottobre 2013.

Secondo il pensiero di Nicos Komninos, la Smart city è una città collettiva che nasce dalla collaborazione, quindi amplificare l’intelligenza di una città vuol dire prima di tutto migliorare la collaborazione. Essa nasce come integrazione di tre elementi: la città, la conoscenza, lo spazio digitale.

La nascita di una Smart city non risponde a un modello, ma Komninos ha individuato un processo tipo roadmap articolato in 7 step;

  1. descrizione della città con i suoi distretti e comunità;
  2. ecosistema dell’innovazione: qual è il processo di conoscenza per affrontare i problemi della città?;
  3. spazio digitale e ambiente intelligente: web 2.0 e crowdsourcing, social media, mobile app utili a supportare fase 1 e 2;
  4.  strategia: integrazione dei punti 1, 2 e 3 per cercare soluzioni intelligenti;
  5.  applicazioni e soluzioni per la città;
  6.  business models per la produzione di nuovi servizi sostenibili;
  7.  misurazione dei risultati.

Komninos evidenzia che il processo consiste nell’analizzare le tre componenti fondamentali (città, conoscenza e spazio digitale) e nel capire come combinare al meglio questi elementi per poi giungere a soluzioni concrete. In sostanza, si tratta di adottare un sistema di pianificazione e governo centrato sul processo piuttosto che definire un modello di Smart city.

MIT Centro Intelligenza CollettivaIntanto al Centro per l’Intelligenza Collettiva del MIT, Massachusetts Institute of Technology, una delle più importanti università di ricerca del mondo, hanno da poco presentato un interessante manuale. E’ strutturato con metodo wiki, cioè modificabile online da tutte le persone lo consultano e desiderano partecipare.

Contenuti proposti dal MIT, utilizzabili con Licenza creative commons:

  • Perché studiare l’intelligenza collettiva ora?
  • Che cos’è l’intelligenza collettiva?
  • Alcuni esempi di intelligenza collettiva
  • Misurare l’intelligenza collettiva e dei fattori che influenzano lo
  • Quali fattori facilitano l’intelligenza collettiva?
  • Quali sono i fattori di inibizione intelligenza collettiva?
  • Prospettive sulla intelligenza collettiva
  • Tecniche per valorizzare l’intelligenza collettiva
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APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE “alla Morin” con il Crowdsourcing e il modello di stile lavorativo in Team Web 2.0

edgar Morin in studio baroni - foto da fonte by www.lascitasdemivida.blogspot.it
Edgar Morin

Questo post prende spunto dalla straordinarietà del pensiero contemporaneo di Edgar Morin.

Lo scopo è giungere ad un’Ipotesi comprensibile che rafforza il modello di Lavoro Cooperativo basato sul concetto di Mutualità. I primi a operare in tal senso furono i 28 pionieri di Rochdale, tessitori inglesi del Lancashire, contea inglese del nord-ovest.

Nel 1844, i pionieri di Rochadele “codificarono” in 7 punti i principi basilari della Cooperazione:

  1. adesione volontaria dei soci;
  2. libera elezione, da parte di tutti i soci, degli organi direttivi ed amministrativi della società cooperativa ( “controllo democratico”);
  3. pratica del “ristorno”, o distribuzione degli utili ai soci in proporzione alle transazioni con la cooperativa (acquisti, conferimenti, prestazioni lavorative) effettuate da ciascuno di essi;
  4. interesse limitato alle quote sociali;
  5. vendita per contanti;
  6. neutralità politica e religiosa;
  7. sviluppo della educazione cooperativa.

Il fine di questo post sta nel promuovere uno stile di collaborazione professionale, sicuramente più adatta e più funzionale alle esigenze della società contemporanea che è in stato di crisi internazionale.

Cioè, si tratterebbe di valorizzare e sviluppare un modello più flessibile, più plastico, più molecolare e più adattivo èer essere in grado di affrontare ogni tipo di situazione lavorativa.

Oggi, con la crisi internazionale che sta mettendo alla prova iù resilienza alle istiuzioni, alle aziende, ai territori e – in generale – alle organizzazioni di persone e imprese. quasi perfettamente . In poche parole, uno stile di lavoro abbastanza nuovo, capace di assorbire ed implementare le continue innovazioni – soprattutto digitali – in quello che “studio baroni” abbozza come essere il “Crowsourcing Digital Style – Web 2.0 Team”.

Edgar Morin, appena agli inizi del III Millennio, porta in provvidenziale evidenza un’importante problematica che “studio baroni” considera di fondamentale interesse per lavorare in Team su qualsiasi tipo di progetto complesso.

Morin pensa alla transdisciplinarietà e parla di sviluppo della conoscenza in ottica di integrazione, di cooperazione tra le discipline: “le realtà globali complesse sono frammentate; l’umano è smembrato; la sua dimensione biologica, cervello compreso, è rinchiusa nei dipartimenti di biologia; le dimensioni psichica, sociale, religiosa, economica sono nel contempo separate le une dalle altre nei dipartimenti di scienze umane; i caratteri soggettivi, esistenziali, poetici si trovano relegati nei dipartimenti di letteratura e di poesia. La filosofia, che è per natura riflessione su ogni problema umano, è divenuta a sua volta un dominio chiuso su se stesso.”.

Quindi, è alla luce del pensiero di Morin e del movimento Creative Commons, come si sta espandendo in tutto il mondo per la libera condivisione dei contenuti e della conoscenza, che va interpretata la proposta del “Crowsourcing Digital Style – Web 2.0 Team”.

Se, fino a qui, il discorso risulta comprensibile, iniziamo allora ad esplorare la materia con l’ausilio di un video YouTube. Poi faremo un rapido passaggio sul “perfetto gioco di squadra” per chiudere su “Wikinomics 2.0″, ovvero la “collaborazione di massa che sta cambiando il mondo” di Don Tapscott ed Anthony D. Williams

Il termine Crowdsourcing ( da crowd cioè gente comune + outsourcing cioè esternalizzare una parte delle proprie attività) è un neologismo che definisce un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone non già organizzate in un team. Tale processo avviene attraverso degli strumenti web o comunque dei portali su internet.

Inizialmente il crowdsourcing si basava sul lavoro di volontari ed appassionati che dedicavano il loro tempo libero a creare contenuti e risolvere problemi. La community open source è stata la prima a trovarne beneficio. Wikipedia è un esempio di crowdsourcing volontario. Oggi il crowdsourcing rappresenta per le aziende un nuovo modello di open enterprise, per i freelance la possibilità di offrire i propri servizi su un mercato globale.

perfetto gioco di squadra citazione studio vittorio baroniDa un certo punto di vista, questo modello si collega alle modalità di lavoro impresa 2.o, ovvero che utilizzano il web per collaborare in ottica team working. La multidisciplinarietà che sa valorizzare i singoli ruoli e che favorisce il successo di un’impresa, nel crowdsourcing si caratterizza da un perfetto gioco di squadra tra tutti i settori aziendali e tra le persone che formano i team all’interno di essi.

Particolare attenzione va prestata al coordinamento delle energie affinché agiscano in modo sinergico e si orientino (anche in forme autogestite) verso un obiettivo comune.

Secondo Tapscott e Williams la Wikinomics (traducibile con Wikinomia) si basa su quattro principi: apertura, peering, condivisione e azione di portata globale e può rappresentare un motore di innovazione e creazione di ricchezza su una scala mai raggiunta prima.

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Questo post è stato revisionato in data 8 dicembre 2014.