Cultura, digitale, Energia, Imprese 2.0, Innovazione, Regioni, Ricerca, Social Network, Società della Conoscenza, Sostenibilità, Statistiche, Web 2.0, WIRED

Rapporto 2010 WIRED e COTEC sulla cultura dell’innovazione in Italia

Qua’è lo stato della cultura dell’Innovazione in Italia?

Per il secondo anno WIRED e COTEC pubblicano una ricerca condotta su un campione di 2.000 uomini e 2.000 donne tra 30 e 44 anni.

Emerge che per il 70% la tecnologia è utile per conciliare vita personale e professionale e per sfruttare meglio il tempo.

Un tratto distintivo dell’indagine è dato dalla comune percezione (l’influenza della crisi economica sembra essere determinante) di un futuro più problematico del presente.

WIRED è una rivista mensile con sede in California, nata nel 1993 a San Francisco ad opera del giornalista newyorkese Louis Rossetto.  WIRED è presente in Italia dagli inizi 2009 e tratta temi di carattere tecnologico e di come queste influenzino la cultura, l’economia e la politica.

La Fondazione COTEC è una fondazione di diritto privato in cui trovano spazio, intorno al tema dell’Innovazione tecnologica, le capacità, le esperienze e gli interessi delle Istituzioni, delle Imprese e del Sistema della ricerca.

Rapporto 2010 sulla cultura dell’innovazione in Italia – WIRED COTEC

Economia, Emilia Romagna, Formazione, Giovani, Innovazione, Pedagogia, Pubblica Amministrazione, Regioni, Scuola, Società della Conoscenza

Strategie per l’innovazione dell’istruzione e formazione professionale: news dalla Regione Emilia Romagna e Unione Europea

L’Emilia Romagna prepara una nuova legge sulla formazione e la Commissione europea presenta le nuove prospettive per l’istruzione e la formazione professionale.

Se la Regione Emilia-Romagna intende rilanciare la propria iniziativa legislativa nell’ottica di un federalismo attivo e solidale, mettendo in cima all’agenda politica il tema della formazione, ecco come l’Unione Europea vuole trasformare l’immagine dell’istruzione e della formazione professionali in tutta Europa e meglio adattarle alla realtà odierna.

Nel territorio dell’Unione circa il 50% degli studenti dell’istruzione secondaria superiore ha scelto un indirizzo di studi di tipo professionale. Sta di fatto però che occorre modernizzare il settore per accrescerne l’attrattiva e farne un’opzione qualitativamente valida, tale da impartire ai giovani le abilità necessarie per trovare lavoro e agli adulti l’opportunità di aggiornare le loro competenze in tutto l’arco della vita lavorativa. I ministri dell’UE dovrebbero discutere e approvare il piano nel secondo semestre di quest’anno

I piani adottati dalla Commissione in data odierna delineano i diversi modi possibili per dare nuovo slancio all’istruzione e alla formazione professionali. Tra essi si annoverano:

  • assicurare che l’accesso alla formazione e alle qualifiche sia flessibile e aperto in tutte le fasi della vita;
  • promuovere la mobilità per rendere più agevole fare esperienza all’estero o in un diverso settore dell’economia;
  • assicurare che l’istruzione e la formazione abbiano una qualità quanto più alta possibile;
  • dare maggiori opportunità ai gruppi svantaggiati come ad esempio coloro che hanno abbandonato prematuramente la scuola, le persone a bassa qualifica e i disoccupati, coloro che hanno un retroterra di emigrazione e i disabili;
  • stimolare negli studenti un modo di pensare creativo, innovativo e imprenditoriale.

Un piano decennale

I piani della Commissione sono ispirati agli obbiettivi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente e inclusiva e interagiranno anche con l’imminente iniziativa “Gioventù in movimento” che promuoverà più ampie opportunità di apprendimento e mobilità a vantaggio di tutti i giovani.

Essi rappresentano il contributo della Commissione a un nuovo programma decennale di riforme che rientra nel processo di Copenaghen sulla promozione di una maggiore cooperazione in tema di istruzione e formazione professionali. A dicembre il Commissario Vassiliou e i ministri dell’UE responsabili per l’istruzione e la formazione professionali si riuniranno a Bruges, Belgio, con rappresentanti dei datori di lavoro e dei sindacati per definire un’ambiziosa agenda di modernizzazione da applicarsi nel prossimo decennio oltre a fissare obiettivi a breve termine che saranno sottoposti a regolare revisione.

Il processo di Copenaghen per una maggiore cooperazione europea nel campo dell’istruzione e della formazione professionali è stato avviato nel 2002 ed è rinnovato con cadenza biennale. Esso ha promosso lo sviluppo di una strategia comune della valutazione basata sui risultati piuttosto che sulla durata degli studi o sul tipo di istituzione.

Per saperne di più:

CUOA, digitale, Facebook, Imprese 2.0, Partecipazione, Social Network, Società della Conoscenza, Software libero, Waterfront, wikipedia, Wordpress

WordPress ancora più 2.0 con “Like” e la funzione Reblog

In questi giorni WordPress ha introdotto il pulsante “Like” nel menù principale e aggiunto la funzione Reblog, ovvero la possibilità di condividere nei propri blog (come se fosse una bacheca di facebook) gli articoli di particolare interesse.

Con queste innovazioni la popolare piattaforma creata dal 24 enne Matt Mullenweg (questo il suo blog) diventa ancora più 2.0 e consente di sfruttare con più facilità i contenuti della comunità WordPress formata da quasi 300.000 bloggers.

Da segnalare anche la possibilità di installare il plugin per aggiungere il pulsante Facebook Like per WordPress.

Approfondisci il tema delle aziende orientate al web 2.0 nella recente ricerca del CUOA.

Abruzzo, Città, Comunicazione, digitale, Firenze, Google, Innovazione, Jesolo, Pubblica Amministrazione, QR code, Social Network, Società della Conoscenza, Venezia, Web 2.0

Marketing Territoriale città turistiche. Firenze coinvolge turisti e cittadini: emozioni taggate su mappa Google Earth

(sul tema v. editoriale di Vittorio Baroni in Comunicatori Pubblici)

Ecco un’altra interessante sperimentazione italiana di successo mirata al coinvolgimento dei turisti e cittadini.  Permette di valutare lo stato emotivo di una città. Dal sito di URBANOcreativo arriva la notizia che Firenze ci prova con la Emomapper di Florence emotional map, una sperimentazione che associa gli strumenti dell’informazione geografica e gli spazi di comunicazione e interazione del web 2.0 per dar vita a micro-comunità fondate da abitanti e utenti di uno spazio comune.

Così Firenze entra a pieno titolo nel gruppo dei comuni turistici italiani innovatori. E tra i principali casi di successo meritano di essere citati: Venice Connected presentato nel 2008 dal Comune di Venezia e ora in funzione a pieno regime; l’introduzione della tecnologia QR-CODE al Comune di Roseto degli Abruzzi avvenuta nel giugno 2009; la recente guida virtuale lanciata nel marzo 2010 dal Comune di Jesolo per iPhone e iPod.

E ancora una volta emerge l’usabilità di Google Earth, cioè l’applicazione grafica tridimensionale gratuita che permette di visualizzare fotografie aeree e satellitari della Terra con un dettaglio molto elevato. Google Earth consente al singolo utente di immettere delle informazioni aggiuntive che vengono visualizzate dal programma e che possono essere condivise con gli altri utilizzatori del programma sparsi per il pianeta. Può essere utilizzato fornendogli coordinate geografiche, indirizzi o semplicemente navigando sul pianeta con il mouse.

Gusto vista tatto olfatto udito e… sesto senso, per Comunicatori Pubblici i sensi si mettono in gioco anche visitando una città. E fanno scattare emozioni. Emomapper vuole raccogliere le sensazioni di chi visita la città di Firenze: piazze, vie, ponti e parchi ma anche nuovi luoghi di architettura contemporanea e idee sul loro possibile migliore utilizzo.

Tutti sono invitati a raccontare la loro Florence Emotional Map. Ma cosa accade esattamente? Che i racconti georiferiti degli utenti vengono raccolti, interrelati e rappresentati attraverso la nube: una mappa emozionale che rappresenta il sensore dello stato emotivo della città, in altre parole anche le zone con più alta concentrazione di felicità.

Il blog associa in uno stesso framework le tecnologie dell’informazione geografica e le piattaforme di comunicazione web 2.0. Il suo obiettivo è funzionare come un ambiente di relazione delle esperienze georiferite dei suoi ospiti: raccogliere racconti localizzati e mettere in relazione abitanti e utenti dello spazio costruendo reti.

p.s.

Approfondisci il tema delle CITTA’ DIGITALI. Leggi l’articolo: “Glocal, vivere la città nell’era digitale

fonti:

Imprese 2.0, Innovazione, Marketing, Partecipazione, Social Network, Società della Conoscenza, Web 2.0, wikipedia

Social marketing: consigli pratici per orientare le aziende (e i comuni) al Web 2.0

La pratica del Social Marketing o Marketing sociale si sta diffondendo con grande rapidità nelle aziende (vedi qui la TOP List Aziende 2.0).

Anche le amministrazioni pubbliche guardano con interesse, soprattutto i comuni turistici (v. ad esempio i casi di Jesolo, Roseto degli Abruzzi, Venezia, Firenze…) dei quali parleremo in un prossimo articolo a breve.

Ormai è un fattore che fa la differenza ed è un vantaggio competitivo che porta al cosiddetto Enterprise 2.0, ovvero quell’insieme di approcci organizzativi e tecnologici orientati all’abilitazione di nuovi modelli organizzativi basati sul coinvolgimento diffuso, la collaborazione emergente, la condivisione della conoscenza e lo sviluppo e valorizzazione di reti sociali interne ed esterne all’organizzazione.

Per fare un esempio – tra le aziende 2.0 più interessanti – la veneta Lago (produce arredamento di design, 145 dipendenti, di cui circa il 25% assunti nell’ultimo anno, 30 milioni € fatturato 2008) ha introdotto una piattaforma Web 2.0 a disposizione di tutti i dipendenti, ma anche aperta ai collaboratori esterni. Le funzionalità principali sono relative ad una piattaforma di Social Network aziendale, Blog aziendali, Wiki e un applicativo per la gestione integrata dei progetti. Con il Blog, viene comunicata in modo trasparente e informale la strategia aziendale e ciò ha permesso di ridurre del 90% il tempo delle riunioni, a migliorare il clima e a facilitare l’integrazione tra le diverse unità di business.

In Wikipedia il Marketing sociale cita gli studi di Philip Kotler e può definirsi come l’utilizzo delle strategie e delle tecniche del marketing per influenzare un gruppo target ad accettare, modificare o abbandonare un comportamento in modo volontario, al fine di ottenere un vantaggio per i singoli individui o la società nel suo complesso. Il Marketing sociale nasce nel 1971 e trova le proprie radici in molteplici discipline (es. la psicologia, la sociologia, l’antropologia, le teorie economiche e della comunicazione) che contribuiscono a esaminare e comprendere cosa determina il comportamento umano, inteso quale risultante di fattori ambientali, sociali e individuali.

Enzo Santagata, nell’inquadrare il Social marketing nel contesto del Web 2.0, parla di prosumer cioè dei consumatori che producono contenuti e propone 7 consigli pratici e condivisi che possano dare un’idea definita anche a chi si occupa di altri tipi di business e vuole cominciare ad approcciare al social media marketing senza ombre e con le idee nitide:

  1. Non parlare ai consumatori. Non vogliono ascoltarti, vogliono essere ascoltati.
  2. Offri una ragione per partecipare. Se le persone non percepiscono di ottenere un valore aggiunto dal condividere le loro opinioni, non verranno da te (magari vanno dal tuo diretto concorrente, che ha saputo soddisfarli meglio).
  3. Resisti alla tentazione di vendere a tutti i costi.
  4. Sperimenta e tieniti aggiornato. Ma soprattutto sperimenta, e se sbagli sperimenta ancora.
  5. Ascolta le conversazioni che avvengono anche al di fuori del tuo sito. E partecipa anche lì indicando chiaramente chi sei e perchè stai partecipando. Chi ha provato a fare il furbo è stato smascherato prima che potesse rendersene conto.
  6. Cedi il controllo della comunicazione. Non aver paura di aprire le tue porte alle critiche. Quando una community si sente controllata e forzata verso una direzione a senso unico imposta dall’azienda, non dura molto.
  7. Fai in modo che nella tua organizzazione ci siano quante più persone possibili che abbiano un background composto dal pensiero pragmatico da uomo di marketing, dalla curiosità incosciente di un sociologo e che siano grandi appassionati di social network.

-v

Per approfondire il tema del Marketing nel Web 2.0, Studio Baroni suggerisce di sfogliare le slide realizzate da Enrico Giubertoni:

Resilienza, Società della Conoscenza, Sostenibilità

Sostenibilità è resilienza

Se consideriamo la resilienza come efficace strategia anticrisi possiamo collegarla al tema della sostenibilità. In questo senso segnaliamo un interessante approfondimento di Gianfranco Bologna pubblicato su greenreport.it.

Bologna considera che “Uno dei concetti più affascinanti e cruciali della scienza della sostenibilità è quello di resilienza, al quale sono dedicati interi centri di ricerca (da quasi tre anni esiste a Stoccolma, il prestigioso Stockholm Resilience Institute – dove lavora come web editor l’amico di Studio Baroni dott. Sturle Hauge Simonsen ndr) ed anche uno straordinario coordinamento internazionale di tanti autorevoli istituti scientifici ed università, coinvolte nell’approfondimento teorico e pratico della resilienza.

La Resilience Alliance è proprio un’ alleanza scientifica tra diversi autorevoli enti, università ed istituti, nata nella seconda metà degli anni Novanta, ispirata dal lavoro del grande ecologo Crawford (Buzz) Holling , e che ha dato vita ad un’ interessantissima rivista disponibile gratuitamente on line e scientificamente referata, dal titolo “Ecology and Society“, precedentemente chiamata “Conservation Ecology”, che si pone, come obiettivo, la raccolta di riflessioni, analisi e ricerche destinate ad una scienza integrata della resilienza e della sostenibilità.

Il concetto ecologico di resilienza è stato pionieristicamente introdotto da Crawford Holling, sin dai primi anni Settanta, e definisce la capacità dei sistemi naturali o dei Social Ecological Systems (i sistemi integrati ecologici ed umani), di assorbire un disturbo e di riorganizzarsi mentre ha luogo il cambiamento, in modo tale da mantenere ancora essenzialmente le stesse funzioni , la stessa struttura, la stessa identità e gli stessi feedback. Il sistema ha la possibilità quindi di evolvere in stati multipli, diversi da quello precedente al disturbo, garantendo il mantenimento della vitalità delle funzioni e delle strutture del sistema stesso.

La resilienza, ricorda Holling, è misurata dal grado di disturbo che può essere assorbito prima che il sistema cambi la sua struttura, mutando variabili e processi che ne controllano il comportamento.

La resilienza di un ecosistema costituisce quindi la sua capacità di tolleranza di un disturbo senza collassare in uno stato qualitativo differente che è controllato da un differente set di processi.

In precedenza in ecologia il concetto di resilienza è stato utilizzato in maniera molto simile al modo in cui viene utilizzato in ingegneria. Infatti il noto ecologo Eugene Odum (nel suo volume “Basi di ecologia”, edito nel 1988 da Piccin) afferma :”La stabilità di resistenza rappresenta la capacità di un ecosistema di resistere alle perturbazioni (disturbi) e mantenere la sua struttura e funzione intatte. La capacità di resilienza rappresenta la capacità di recupero quando il sistema è modificato da perturbazione.”

L’intera trattazione ecologica di Odum riprende la natura cibernetica degli ecosistemi ed egli è stato indubbiamente un pioniere nell’applicazione all’ecologia dei moderni avanzamenti scientifici che negli anni Sessanta-Settanta vi furono nell’analisi dei sistemi, nell’energetica e nella cibernetica (lavoro in cui ebbe un ruolo molto rilevante anche suo fratello Howard Odum – sia Eugene che Howard sono purtroppo scomparsi nel 2002).

Lo stesso Eugene Odum, nel testo già citato, ad un certo punto, scrive: “Con l’incremento di uno stress, il sistema, sebbene controllato, potrebbe non essere capace di ritornare esattamente allo stesso livello di prima. Infatti C.S. Holling (1973) ha sviluppato una teoria ampiamente accettata, per la quale le popolazioni e, per inferenza, gli ecosistemi hanno più di uno stato di equilibrio e dopo una perturbazione spesso ripristinano un equilibrio differente dal precedente.”

Crawford Holling ha avuto senz’altro il merito di aver applicato all’ecologia gli avanzamenti delle analisi dei sistemi adattativi complessi, fornendo all’ecologia stessa e, conseguentemente, alle discipline dell’ecologia applicata, della gestione degli ecosistemi ed alla visione integrata di ecologia, economia e scienze sociali (e quindi della scienza della sostenibilità), contributi di grandissimo livello e spessore.

In un articolo apparso “Ecology and Society” Holling insieme ai noti studiosi Brian Walker, Stephen Carpenter e Ann Kinzig hanno fatto il punto sui concetti fondamentali che determinano il comportamento dei sistemi ecologici e sociali (i cosiddetti Social-Ecological Systems).

Gli studiosi della resilienza riconoscono quattro caratteristiche della resilienza, definite latitudine, resistenza, precarietà e panarchia.

La latitudine è l’ammontare massimo in cui un sistema può cambiare senza perdere la propria abilità al recupero (prima, quindi, di oltrepassare una “soglia” che, una volta passata, può rendere difficile o impossibile il recupero stesso).

La resistenza costituisce invece la facilità o la difficoltà di cambiare il sistema, o meglio, quanto e come il sistema è complessivamente resistente rispetto al cambiamento.

La precarietà indica quanto sia vicino l’attuale stato di un sistema ad un limite o una soglia.

La panarchia (termine coniato dagli studiosi del gruppo della resilienza e sul quale è apparso nel 2002 un volume con lo stesso titolo, curato da Lance Gunderson e Buzz Holling , “Panarchy” edito da Island Press, che richiama il dio greco Pan) è un termine che viene utilizzato per ricordare che, a causa delle interazioni a diverse scale, la resilienza di un sistema ad una particolare scala dipenderà dalle influenze degli stati e delle dinamiche alle scale che hanno luogo al di sopra o al di sotto del sistema stesso.

Un concetto che può essere considerato un po’ l’inverso della resilienza è quello della vulnerabilità. La vulnerabilità ha luogo quando un sistema ecologico o sociale perde le sue capacità di resilienza divenendo quindi vulnerabile al mutamento che precedentemente poteva essere assorbito.

In un sistema resiliente il cambiamento ha la potenzialità di creare opportunità di sviluppo, novità, ed innovazione. In un sistema vulnerabile persino piccoli cambiamenti possono risultare devastanti. La vulnerabilità si riferisce perciò alla propensione di un Social-Ecological System, di soffrire duramente delle esposizioni agli stress e agli shock esterni. Meno resiliente è il sistema, minore è la capacità delle istituzioni e delle società di adattarsi e di affrontare i cambiamenti.

Attuare politiche di sostenibilità vuol dire apprendere come gestire l’incertezza, adattarsi alle condizioni mutevoli che si presentano ma, soprattutto, evitare di rendere sempre meno resilienti i sistemi naturali ed i nostri sistemi sociali.

Siamo in un mondo in cui l’umanità sta giocando un ruolo preminente nel modificare i processi della biosfera, dal livello genetico alla scala globale. Abbiamo un’estrema necessità di mitigare il nostro impatto sui sistemi naturali e di essere in grado di adattarci alle nuove situazioni, con grandi capacità di apprendimento e flessibilità.

Le politiche di sostenibilità basate sulle migliori conoscenze scientifiche transdisciplinari dovrebbero diventare la priorità delle agende politiche internazionali. Il costo ambientale, economico e sociale che potremmo pagare, se ciò non dovesse aver luogo, potrebbe infatti essere altissimo.

fonte:

Comunicazione, Innovazione, QR code, sicurezza, Società della Conoscenza

Il QR-CODE etichetta l’alta qualità 100% dell’olio extra vergine made in Italy

Buone notize da ARGAV: il QR-CODE è stato adottato da Unaprol come sistema di comunicazione digitale dell’olio di oliva di qualità 100% italiano.

Uno dei prodotti più importanti della filiera agroalimentare italiana ha scelto di adottare la nuova tecnologia con letichetta che parla al consumatore. Il progetto, oltre a presentare grandi potenzialità di marketing per i prodotti italiani, è un efficace mezzo di controllo della tracciabilità.

Ogni bottiglia, una carta d’identità elettronica. L’etichettatura innovativa adottata da Unaprol – Consorzio Olivicolo Italiano, guarda al mercato, parla al consumatore ed è la novità dell’edizione 2010 del SOL, il salone internazionale dell’olio extra vergine di oliva di qualità appena concluso a Verona.

Questo sistema di etichettatura permette di dotare le bottiglie di olio extra vergine di oliva di una carta di identità elettronica, costituita da una semplice etichetta intelligente adesiva. L’etichetta è capace di ospitare e veicolare a consumatori, distributori, ristoratori, numerose e più complete informazioni sull’ olio extra vergine di oliva contenuto nella bottiglia.

Approfondisci e vedi gli esempi con le applicazione del QR-CODE in un precedente articolo di Studio Baroni (in fondo al post c’è il link per generare gratuitamente il QR-CODE.

Comunicazione, digitale, Facebook, Google, Social Network, Società della Conoscenza, Web 2.0

Google e Facebook… prove di accordo?

Dopo aver integrato aggiornamenti in tempo reale provenienti da Twitter e FriendFeed, Google ha da poco avviato una nuova iniziativa per includere nei risultati in real-time le informazioni di stato degli utenti di Facebook.

La nuova strategia potrebbe consentire al motore di ricerca di arricchire sensibilmente la propria offerta di contenuti in tempo reale, rendendo maggiormente dinamica l’esperienza d’uso per le decine di milioni di utenti che ogni giorno fanno affidamento su Google Search.

Per comunicare l’introduzione del nuovo servizio, la società di Mountain View ha deciso di mantenere un profilo basso, affidando a un breve post su Twitter la notizia. L’aggiunta di Facebook costituisce un importante passo in avanti per i risultati in tempo reale di Google, ma al tempo stesso comporta solamente una lieve modifica al sistema messo in campo alcuni mesi or sono. Al momento, infatti, il servizio sarà in grado di fornire solamente i risultati ottenuti attraverso le Pagine di Facebook e non dai profili dei singoli utenti. Tale condizione riduce sensibilmente le fonti per il motore di ricerca, che analizzerà circa 3 milioni di Pagine ignorando – per ora – le centinaia di milioni di profili presenti sul trafficato social network.

Il numero di informazioni per il real-time proveniente da Facebook sarà dunque estremamente limitato. Le Pagine sono solitamente utilizzate da società, celebrità, istituzioni e politici a scopo promozionale per far conoscere le proprie attività e costruirvi intorno una comunità di utenti, disposti a condividere opinioni ed esperienze. Saranno dunque queste le informazioni indicizzate in tempo reale da Google, mentre gli aggiornamenti di stato personali degli oltre 400 milioni di iscritti al servizio non saranno ancora disponibili.

Stando alle prime indiscrezioni, Facebook non avrebbe avanzato alcuna richiesta nei confronti di Google in cambio della possibilità di indicizzare parte dei propri contenuti nella pagina dei risultati per il real-time. L’iniziativa potrebbe infatti consentire al celebre social network di ampliare ulteriormente il proprio bacino di utenti, conquistando nuove fonti di traffico utili per incrementare gli introiti derivanti dall’advertising. Verificato l’andamento di questa prima apertura nei confronti di Mountain View, i responsabili di Facebook potrebbero decidere in un secondo momento di estendere la collaborazione con il motore di ricerca.

Il destino di Facebook su Google dipenderà probabilmente dai rapporti con Bing, il motore di ricerca targato Microsoft. Nato dalle ceneri di Live Search, il sistema per effettuare le ricerche online ha da poco avviato l’indicizzazione degli aggiornamenti di stato degli iscritti al portale che hanno deciso di rendere pubblico il loro status. Al momento, però, il processo di indicizzazione non avviene in real-time e non consente dunque di visualizzare immediatamente gli aggiornamenti formulati dagli utenti, spesso utili per reperire informazioni su importanti eventi in corso o notizie dell’ultimo minuto da tutto il mondo.

La decisione di Google di compiere un nuovo passo verso la raccolta dei contenuti proposti su Facebook conferma la particolare attenzione della società di Mountain View per i social network. L’interesse è duplice e riguarda da un lato la possibilità di ottenere maggiori informazioni in tempo reale per migliorare precisione e qualità dei risultati delle ricerche, mentre dall’altro lato interessa la possibilità di essere parte attiva nel social networking attraverso una propria piattaforma. Lo strumento social Google Buzz, da poco introdotto in Gmail, mira a soddisfare tale esigenza, ma al momento risulta essere ancora acerbo per poter sfidare realtà ormai radicate come Twitter e Facebook.

Emanuele Menietti

26 Febbraio 2010

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Fonti:

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Innovazione, Pedagogia, Pubblica Amministrazione, Scuola, Società della Conoscenza

SCUOLA: Guida alla Riforma della secondaria di secondo grado

Pubblicato dal Ministero dell’Istruzione un vademecum sul nuovo impianto organizzativo che vedrà la sua realizzazione a partire dal prossimo anno scolastico 2010/2011. Sei licei, istituti tecnici suddivisi in due settori con undici indirizzi, istituti professionali suddivisi in due settori e sei indirizzi.

Quattro dei sei diplomi liceali (classico, scientifico, linguistico, delle scienze umane) si pongono in continuità – per durata, numero e tipo di materie e orari (allineati sulle 30 ore settimanali, 27 nel biennio iniziale, ad eccezione del liceo classico che prevede 31 ore nel secondo biennio e nel quinto anno) – con i tradizionali corsi di ordinamento. Ad essi si affiancano il nuovissimo liceo musicale e coreutico (32 ore settimanali) e i percorsi artistici che, da oltre quaranta, si ridurranno a sei, con un orario settimanale di 34 ore al biennio iniziale e di 35 ore nei tre anni successivi.

Link:

Concorsi, Creative Commons, Innovazione, Società della Conoscenza, Web 2.0

A scuola di innovazione con Garamond partner e sponsor editoriale

Le nuove tecnologie e i prodotti multimediali possono essere di grande aiuto sui banchi di scuola e questo concorso vuole promuoverne l’utilizzo, diffondendo le migliori esperienze realizzate in Italia. Rivolto alle scuole primarie e secondarie, il premio è aperto fino al prossimo 18 marzo 2010

La tecnologia fornisce oggi un’occasione storica, che permette alla scuola di uscire dal suo tradizionale isolamento e di modellarsi in forme diversamente distribuite. E’ in quest’ottica che nasce il premio A scuola di innovazione – organizzato da Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’InnovazioneMinistero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con ForumPa – dedicato agli innovatori di domani, con l’obiettivo di favorire l’apprendimento collaborativo e lo scambio di esperienze.

Gli amici di Garamond sono partner ed unico sponsor editoriale. Garamond è una casa editrice di Roma nata nel 1989 specializzata sull’uso didattico delle tecnologie digitali e di rete. Produce contenuti (libri, e-book, learning object) e strumenti (programmi autore, piattaforme di rete, sistemi hardware e software). Garamond cura la formazione e l’aggiornamento dei docenti che viene svolta soprattutto in modalità e-learning.

una costante azione di ricerca e sperimentazione sul campo, dalla quale origina ogni nuova iniziativa.

Il premio è rivolto alle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado che abbiano prodotto o abbiano intenzione di produrre oggetti digitali per la didattica e che siano interessate a condividerli con il mondo della scuola.
La candidature possono essere presentate esclusivamente on line, utilizzando l’apposita scheda di candidatura, disponibile sul sito www.premioscuolainnovazione.it. L’inoltro on line delle candidature sarà possibile fino alle ore 24 del 18 marzo 2010.

Le scuole si possono candidare presentando Contenuti Didattici Digitali (CDD) appartenenti a  queste categorie:

  • Giochi educativi
  • Lezioni ed esercizi multimediali su specifiche discipline o ambiti disciplinari
  • Simulazioni ed esperimenti
  • Oggetti a sostegno della didattica per i diversamente abili
  • Oggetti per la sensibilizzazione su tematiche sociali, interculturali, ambientali, pari opportunità e di attualità

Cardine dell’iniziativa è lo spirito di condivisione: i contenuti digitali, infatti, devono essere distribuiti secondo le licenze Creative Commons, che permettono agli autori di mantenere la paternità delle proprie opere e, allo stesso tempo, ne consentono l’uso simultaneo, la distribuzione o l’eventuale rielaborazione a tutti coloro aderiscono a questo modello di licenze.
I migliori oggetti proposti saranno pubblicati all’interno della Libreria Digitale del portale InnovaScuola.

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Cos’è Creative Commons?

Licenze Creative Commons (CC) è la denominazione di alcune licenze di diritto d’autore redatte e messe a disposizione del pubblico a partire dal 16 dicembre 2002 dalla Creative Commons, un ente non-profit statunitense fondato nel 2001. Sono state quindi tradotte in italiano e adattate al nostro sistema giuridico da un gruppo di lavoro del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Torino.

La filosofia su cui è fondato lo strumento giuridico delle licenze CC si basa sullo slogan “Some Rights Reserved” (alcuni diritti riservati), una graduale sfumatura intermedia fra il modello “tutti i diritti riservati” tipico del copyright tradizionale e il modello “nessun diritto riservato” tipico del pubblico dominio integrale o di una sorta di no-copyright. In sostanza l’autore può decidere quali diritti riservarsi e quali cedere a terzi, riguardo l’utilizzo dei contenuti originali da lui creati.

Una curiosità sull’origine del nome Creative Commons Nell’articolo The tragedy of the commons del 1968 (“La tragedia dei benicomuni”) l’economista Garret Hardin sosteneva che i beni comuni, ovvero quelli di proprietà di nessuno ma di cui tutti possono beneficiare, sono sempre destinati alla rovina: «La rovina è la destinazione verso la quale tutti gli uomini si affrettano, ciascuno perseguendo il proprio massimo interesse in una società che crede nella libertà di accesso ai beni comuni. Questa libertà porta la rovina a tutti quanti.» (Breve estratto della versione italiana disponibile alla pagina web www.oilcrash.com)

I teorici di Creative Commons sostengono invece che i beni come i prodotti della creatività e dell’ingegno umano non sono soggetti a deperimento poiché ogni creazione aumenta il suo valore sociale quante più sono le persone che ne possono beneficiare (oltretutto la creatività umana, a differenza di altre risorse naturali, non ha limiti).  Per questo possiamo parlare di una “comedy of the commons”, dove però i beni comuni sono beni comuni creativi, appunto dei “creative commons”.

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Bando Premio Scuola Innovazione

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Fonti:

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