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“BUONDI’ MORTA”, il meteorite che ammazza la mamma (e anche il papà). Ecco come resuscita il marchio Motta con il polemic viral branding.

L’ironia ci sta, è pubblicità!

Certo, sono anche comprensibili le ire di tante mamme o quelle dell’Aiart e di tutte le persone che in questi giorni stanno manifestando reazioni di condanna  verso gli spot della merendina Buondì Motta, quelli realizzati dall’agenzia londinese Saatchi & Saatchi  (video spot 1 mamma e 2 papà).

Colpisce vedere la mamma disintegrata (e poi anche il papà). E’ quello che volevano i creativi degli spot? Volevano far parlare del Buondì Motta e farlo diventare un marchio virale? Se sì l’obiettivo è stato raggiunto.

Come è stato raggiunto lo scopo? Facendo leva sulla potenza mediatica della polemica. Considerato che Saatchi & Saatchi è una tra le più importanti agenzie pubblicitarie al mondo, è probabile che abbiano progettato gli spot sapendo che avrebbero generato polemiche e calamitato attenzione.  Come diceva Niccolò Machiavelli “il fine giustifica i mezzi”. In tal senso definisco queste tipologie di azioni come polemic viral branding.

Insomma, quale giornale, quale tv, quale radio e su quale social network trovi spazio per la notizia di uno spot pubblicitario? Ovviamente su nessuno. “Pagare moneta, vedere cammello!”. Se vuoi diffondere pubblicità devi pagare. Invece, alimentando ad arte le polemiche, i furbi dell’agenzia inglese brexizzata stanno ottenendo una vastissima copertura nazionale a gratis.

Solo per fare alcuni esempi, la notizia con il Buondì Motta è su Mediaset, la Repubblica, Corriere della Serail Giornale, il Fatto Quotidiano e sta avendo migliaia e migliaia di condivisioni, post e commenti su Facebook, twitter e WhatsApp. Se questo accade in Italia, lo sarà di sicuro anche per il branding nei mercati esteri.

Ragionando in termini di marketing e lasciando gli aspetti etici in sospeso, credo sia un buon risultato per gli obiettivi di branding e, ancor meglio, di viral branding. Ottimo per attirare attenzione verso il marchio Motta. Era molto apprezzato con tanti consumatori affezionati, un marchio di successo, ma abbastanza sottotono da parecchi anni con campagne più recenti forse mal riuscite. Come non ricordare invece le simpatiche pubblicità anni ’80 della Girella Motta? E quella dello storico Buondì Mottà che in uno spot aveva addirittura testimonial Raffaella Carrà.

Ora, merito del polemic branding, tanti ne parlano. Dare una massiccia rinvigorita al marchio Motta, anche in chiave innovativa per far viralizzare sui social e generare nuovi influencer, eccome se serve all’azienda veronese Bauli. E’ sicuramente utile e incide in modo quasi subliminale sui circuiti neurali involontari dei consumatori che si trovano a scegliere quali merendine mettere nel carrello della spesa. Che piaccia o meno la pubblicità avrà sicuramente un effetto positivo sulle vendite. Di certo aumenteranno per almeno un paio di motivi. 

Ormai il popolo dei consumatori è condizionato. Grazie alle polemiche e al fatto che se ne parla, si discute e si litiga in modo capillare, la gente sta vivendo un’esperienza emozionale che condiziona . Il secondo motivo è conseguente al condizionamento emotivo ed è puramente statistico e probabilistico. Cioè, l’effetto mediatico e social ha attirato (v. qui tecnica AIDA) curiosità e interesse di molte centinaia di miglia di persone, se non milioni. Di queste una gran parte è favorevole allo spot. Come si legge in tanti commenti sui social lo trova “divertente”, si schiera a difesa di Motta e contro chi lo vuole condanna. Tra la gente che è favorevole allo spot è statisticamente dimostrabile che una gran parte non ha mai acquistato una confezione di Buondì Motta. Perciò è probabile che, davanti agli scaffali di supermercati e negozi, sceglieranno Motta.

Mi permetto di fare solo 2 critiche allo spot originale.

  1. Quello che si vede cadere nello spot doveva essere chiamato meteorite. Se non è stato fatto apposta, emerge ignoranza dell’agenzia Saatchi & Saatchi circa l’attribuzione del nome dato al “soggetto” principale dello spot, ovvero il masso infuocato che ammazza la mamma e il papà. Ignoranza nell’astronomia di base poiché è impossibile che un asteroide cada sulla Terra. Gli asteroidi sono masse in orbita solare tra Marte e Giove.  L’unico motivo plausibile di chiamarlo con altro nome sta nel fatto che lo scorso 1 settembre un asteroide è passato a circa 7 milioni di chilometri dalla Terra e ripasserà nell’anno 2.500. Secondo Focus ogni giorno cadono sulla Terra tra i 10 e 50 meteoriti, un motivo in più per dare maggiore realismo alla finzione dello spot. Eppoi, nel linguaggio comune, il concetto del meteorite è spesso usato per fare dei paragoni circa le improbabilità di un evento. Quindi, il termine meteorite è di più facile presa e immediata comprensione verso un pubblico più ampio di quello che conosce il termine asteroide.
  2. La voce stridula e il testo della bambina sono scelte criticabili. Viene percepita come antipatica e saccente in primis dagli stessi bambini (anche loro influencer tra gli scaffali dei market) e dagli adulti che vedono lo spot. A quell’età i bambini non dicono “vorrei una colazione leggera ma decisamente invitante, che possa coniugare la mia voglia di leggerezza e di golosità”. Una voce meno artefatta e irritante, da vera bambina e un testo più semplice e immediato, avrebbero sicuramente aumentato l’efficacia dello spot.

Concludo con degli apprezzamenti verso il genio creativo di Andrea Camerini.

  • In primo luogo per la divertente parodia dei due spot originali. Ironicamente parlando, si fa giustizia, viene fatta fuori anche la bambina che già si pregustava un futuro di merendine senza quei rompiscatole di genitori. Infatti, al termine dello spot Camerini specifica che “nessuna mamma, papà o figlio sono stati maltrattati durante le riprese. Però, tutti e tre, hanno poi avuto problemi di meteorismo.”.
  • Infine, gran merito per le conoscenze. Infatti, nella parodia l’ha correttamente chiamato meteorite.

p.s. 1 Magari a Natale ci aspetta lo spot del panettone Motta con gli omini verdi che scendono da Marte cavalcando i meteoriti? In ogni caso, per i prossimi spot, sarebbe da consigliare quelli della Bauli di chiedere consulenza a Camerini, magari anche risparmiano.

p.s.2 Video intervista di fanpage ad Alessandro Orlandi, creative director dell’agenzia Saatchi & Saatchi: “Le critiche? Tutto studiato, abbiamo raggiunto l’obiettivo”.

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Nuovo algoritmo di Google. Come aggiornare i siti? Adattare al mobile friendly con design responsivo.

Da circa un mese Google ha cambiato la classificazione delle ricerche. Cosa cambia? Come migliorare i siti di imprese, professionisti, agenzie, enti ed organizzazioni? 

Mobilegeddon algoritmo Google 2015 - mobile friendly

Gli effetti del nuovo algoritmo andrebbero considerati prima possibile. Infatti, nei risultati di ricerca, cambia il posizionamento di tutti i siti web .

Il cambiamento premi i siti mobile friendly, cioè costruiti e sviluppati con design responsivo. Vuol dire che Google ritiene più validi i siti con grafica adattiva, capaci di adeguarsi automaticamente al dispositivo con i quali vengono visualizzati.

L’adattamento vale per tablet, smartphone, cellulari, web tv. Perciò, per non retrocedere indietro nelle pagine dei risultati di ricerca, ogni sito dovrebbe essere aggiornato ed ottimizzato. Google, attraverso l’agente mobile Googlebot, scansiona il web tutti i giorni e aggiorna i propri data center una volta al mese.

Come migliorare l’efficacia dei siti web?

Per prima cosa abbandonare senza remore i siti realizzati in Flash. Poi fare attenzione la lettura avvenga in modo automatico, cioè senza uso di zoom. Eliminare plug-in obsoleti. Poi, studio baroni suggerisce queste 5 cose.

  1. Fare il test di verifica ottimizzazione con lo strumento online gratuito fornito da Google. Il test analizza il tuo indirizzo URL del sito e ti segnala subito se la pagina associata è ottimizzata per dispositivi mobili www.google.com/webmasters/tools/mobile-friendly.
  2. Pubblicare spesso contenuti, cioè rendere vivo il sito e passare a tecnologie digitali più efficaci, come ad esempio WordPress. Standard web 2.0 e usabilità sempre aggiornati, anche per il nuovo algoritmo di Google. A prezzi convenienti offre molte possibilità di personalizzazione.  Gestione contenuti agile, intuitiva, semplice da utilizzare.
  3. Scegliere agenzie web valide ed affidabili, nonché aggiornarsi con un rapido Corso di Formazione base web 2.0Creare e coltivare la propria rete di relazioni digitali mettendo in coordinamento i propri account nei social network come ad esempio facebook, YouTube, slideshare, Instagram e twitter.
  4. Consultare la Guida Google per la “Visualizzazione ottimale del sito su dispositivi mobili”. Utile per principianti o esperti, contiene una serie di informazioni per realizzare un sito perfetto per i visitatori che utilizzano dispositivi mobili.
  5. Consultare la Guida Google “Usabilità sui dispositivi mobili” .Contiene chiare spiegazioni. Ad esempio come un’area di visualizzazione si adatta alle dimensioni dello schermo del dispositivo e come i contenuti vanno fatti scorrere all’interno della visualizzazione.

Perché Google ha scelto di cambiare?

Il motivo è molto semplice, i dati del report annuale di wearesocial.it parlano chiaro. Da questo grafico si può notare che il traffico da dispositivi mobile sta crescendo in modo esponenziale:

statistiche 2015 crescita globale dati mobile - infografica by wearesocial

Gli utenti web si collegano alla rete con i dispositivi mobili hanno raggiunto livelli importanti e i dati sono in costante ascesa:

statistiche 2015 utilizzo di internet da fisso e mobile - infografica by wearesocial

Le persone connesse alla rete acquistano sempre più tramite i dispositivi mobili:

statistiche 2015 e-commerce da fisso e mobile - infografica by wearesocial

Pubblica Amministrazione e mobile friendly.

La Pubblica Amministrazione italiana è al passo con i tempi che cambiano? A quanto sembra c’è ancora molto da fare e in fretta per recuperare il divario con le altre amministrazioni europee.

Secondo i dati ISTAT disponibili, per quanto riguarda le dotazioni tecnologiche ci sono divari dimensionali e organizzativi. Per i comuni di grandi dimensioni le tecnologie mobili come tablet, smartphone e netbook sono usate nel 70% dei territori. Appena 8% nei piccoli comuni. Basso anche il livello dei dipendenti che utilizzano  dispositivi mobili in servizio.

Modulo online per richieste su questo argomento:

Come fare business con i social network? Imperdibile collana del Sole 24 Ore dal 10 febbraio

Dal 10 febbraio 2011 esce un’imperdibile collana del Sole 24 Ore dal titolo «Come fare business con i social network».

Il primo volume è dedicato a Facebook, il social network che, con oltre 16 milioni di italiani e 600 milioni di utenti nel mondo, rappresenta una grande piazza virtuale dove condividere informazioni per cui ogni azienda può trarre benefici dalla relazione con i clienti, potenziali e reali.

Il volume dedicato a Twitter spiega come il linguaggio dei 140 caratteri sia diventato una piattaforma straordinaria per il marketing dell’ascolto e per puntare sul passaparola.

«Personal branding», è invece rivolto a chi vuole puntare sulla rete per rafforzare la propria immagine e il proprio brand e aumentare così le opportunità di business.

Con il volume «E-mail marketing» si impara a realizzare strategie di marketing utilizzando la posta elettronica come canale di comunicazione con i clienti per sviluppare il business.

In «Search engine marketing» vengono svelati i segreti per farsi trovare in modo facile e veloce dai propri clienti attraverso i motori di ricerca.

La collana si chiude con «Web analytics», ovvero ogni azione sul web è misurabile e proprio nell’interpretazione delle statistiche c’è una miniera di opportunità di business

Tutti i volumi saranno in edicola ogni giovedì con Il Sole 24 Ore, a 9,90 € oltre al prezzo del quotidiano.

fonti:

Il marketing artistico si orienta al web 2.0 nel segno della riproduzione d’autore

L’interessante mercato della riproduzione d’autore ha un blog di riferimento e si chiama Arte 2.0 – Marketing artistico & Riproduzioni.

Nato nel maggio 2010 da un’idea di Jean-Gérard Anfossi, manager del sito Copia-di-Arte.com (100.000 clienti in 10 anni),  il blog recensisce le migliori tecniche adoperate dagli artisti contemporanei per referenziarsi, farsi conoscere e vendere sul web. Si propone anche come fonte d’informazioni, punto di ritrovo e di riferimento per tutti gli artisti desiderosi di sviluppare al meglio la loro promozione online.

Arte 2.0 perché mette in rete gallerie aperte alla partecipazione come Art Gallery CaffèSmartarea e sfrutta le opportunità offerte dai social network e canali open source (facebook, YouTube, twitter, Flickr, Dailymotion), ma anche le piattaforme e-commerce (eBay, VirtueMart, Magento).

Il blog non parla solo di riproduzioni artistiche, ma fornisce consigli utili tipo i 5 grandi errori da evitare sui siti di artisti contemporanei“,  propone interviste ad artisti avvezzi alle tecniche di promozione interattive che accettano di condividere la loro esperienza, presenta rassegne stampa di blog italiani e stranieri che trattano di marketing artistico.

Laurence Defabri, la 25enne Community Manager, spiega che  “aprirci al marketing artistico in ottica web 2.0 è stato una tappa naturale della nostra specializzazione in fabbricazione e vendita online di riproduzione quadri su misura. Con il nuovo blog, dedicato alla comunicazione e alla pubblicità nell’era delle nuove tecnologie, vogliamo proporre agli artisti varie forme di collaborazione, ad esempio, inserire le loro riproduzioni nel nostro catalogo”.

Laurence considera creative commons come valido strumento per tutte le piattaforme di scambio di informazioni tipo Wikipedia, perché con un controllo minimo della fonte si può ottenere una considerabile quantità di dati, senza tralasciarne la qualità. Noi desideriamo condividere  le differenti esperienze sperimentate dagli artisti che utilizzano il web 2.0 per farsi conoscere e promuovere le loro opere allo scopo di divenire una piattaforma e, al tempo stesso”.

Sotto il profilo dell’attività commerciale, in merito alle riproduzioni proposte sul web, i promotori di Arte 2.0 si attengono a specifiche direttive. Ad esempio, con gli artisti contemporanei sono vincolati a un contratto di utilizzazione dei diritti di immagine. Con le opere degli artisti morti da più da 50 anni viene condotta una trattativa con le agenzie che forniscono le diapositive, ma si è “liberi” dalle limitazioni previste dai diritti d’autore, che non appartengono più alla famiglia.

“Entro la fine dell’anno – annuncia Laurence Defabri – lanceremo due innovative linee editoriali 2.0 con nuovi blog – in piattaforma WordPress – sui temi arte e decorazione in quattro  lingue: italiano, francese, inglese e spagnolo”.

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B2B Italia Australia, innovativo evento “Talking Continents” con web 2.0, Castelbrando, 9-11 luglio 2010

Castelbrando come location d’eccezione per “Talking Continents”, importante evento nel cuore del Nordest finalizzato all’incontro tra Italia e Australia.

Tre giorni di iniziative per il primo convegno-workshop , organizzato da Expo Venice, l’Associazione Italia – Australia e CastelBrando per far esprimere tutte le potenzialità offerte dall’interscambio tra Italia e il continente Australiano.

La filosofia dell’innovativo evento è “azienda-verso-azienda”, ovvero B2B rafforzato dalla scelta della relazione digitale web 2.0 (facebook, twitter e linkedin) per socializzare l’interscambio economico e socio-culturale inteso come ponte ed eredità del percorso storico tracciato nei secoli dai più grandi mercati economici che si posizionano lungo la “via dell’oro” che da Venezia, porta d’Oriente dell’Europa, passando dagli Emirati, India, Sud-Est Asiatico, raggiunge l’Australia.

L’evento dedicata una giornata per gli operatori e due aperte al pubblico:

Venerdì 9 luglio 2010:

  • 1° CONVEGNO & WORKSHOP “TALKING CONTINENTS”
  • DESTINATARI: Riservato ad operatori B2B Italiani o Australiani che intendano insediare, rafforzare o introdurre commercialmente prodotti/ servizi, pratiche import/export.
  • PRINCIPIO ISPIRATORE: l’Australia è un continente solido che accoglie milioni di Italiani in esso residenti per lavoro e studio ed un’economia stabile che cresce molto più di quella europea. Ad oggi l’Australia rappresenta il mercato ideale, l’alternativa poco nota per posizionare prodotti e servizi ed avviare una pratica di scambio commerciale costruttivo, biunivoco ed un “traffico” che oggi risulta ancora inespresso per quantità ed eccellenza, a causa della mancanza di momenti di incontro ed analisi sinottica delle opportunità.
  • MODALITA’: Il convegno vedrà l’intervento di importanti personalità nel panorama economico istituzionale Italiano ed Australiano ed una sessione di incontri B2B fra i maggiori operatori australiani, Italiani e dei paesi della “via dell’oro” (Emirati, India, Cina, Sud Est Asiatico) per introdurre e discutere concretamente le opportunità nascenti ed applicare a modelli di business reali le implicazioni delle tematiche affrontate.
  • SCOPO: Presentare strumenti e strategie a disposizione delle imprese Italiane ed australiane per sviluppare i rispettivi mercati e/o Joint Ventures, agevolando gli scambi economici e commerciali tra i due Paesi con incontri fra operatori per estendere il processo di internazionalizzazione al nuovo e promettente continente Australiano, ricco di opportunità ed in grande sviluppo.
  • SETTORI COINVOLTI: Tourism, Travel & Culture, Food and Beverage, Fashion , DAC- Design, Architecture and Constructions.

Sabato 10 e domenica 11 luglio

  • TALKING CONTINENTS, TALKING CULTURES (v. nel programma completo).
  • DESTINATARI: Aperto al pubblico.
  • ATTIVITA’: esposizione di prodotti gastronomici, progetti artistici (Esposizioni: sculture di luce, effetti di luce, opere a sbalzo e cesello, mostra di pittura australiana e aborigena), la proiezione di un film australiano e musica e suoni a cura del gruppo Florio Pozza & Didge Band.
  • ORGANIZZAZIONE: Evento organizzato da Expo Venice Spa, la società veneziana protagonista degli eventi fieristici in Veneto, insieme all’Associazione Italia-Australia, Australian Government Austrade e CastelBrando e con il Patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Veneto, Provincia di Treviso, in collaborazione Unioncamere del Veneto – Eurosportello del Veneto.

Network 2.0, info e dettagli organizzativi:

Castelbrando

fonti immagini: http://www.crossed-flag-pins.com, http://www.villecastellipalazzi.com

Facebook, nuovo giro di privacy

Dopo la lettera aperta del fondatore di Facebook che nel dicembre 2009 informava  dell’aggiornamento delle impostazioni sulla privacy, grazie a Punto Informatico ecco la notizia di una nuova serie di modifiche alle policy in materia di dati personali. Ci sarà un’opzione per la localizzazione e soprattutto una lista di siti terzi pre-approvati, che potranno ottenere in automatico le informazioni degli utenti

Roma – Si tratterebbe di un nuovo fondamentale passo nella gestione aperta e trasparente dell’immenso ecosistema social di Facebook. Una mossa per coinvolgere milioni di netizen nelle sostanziali modifiche che verranno presto apportate al social network in blu. A loro il compito di esprimere la propria opinione su una serie di nuove revisioni delle policy in materia di privacy della creatura di Mark Zuckerberg.

Revisioni annunciate di recente dal deputy counsel di Facebook Michael Richter, che in un post sul blog ufficiale del sito ha anche parlato di una serie di modifiche che verranno apportate allo Statement of Rights and Responsibilities. “Non tutti i prodotti che stiamo analizzando sono stati ultimati, alcuni non sono nemmeno stati sviluppati – ha spiegato Richter – Tuttavia, abbiamo identificato delle opportunità interessanti”.

Cosa hanno dunque in cantiere i responsabili di Facebook? Abbondanza di dettagli non ce n’è stata, ma il post ha comunque fatto luce su alcune modifiche precise. In primis sulla condivisione dei luoghi reali che l’utente potrebbe visitare ogni giorno. Facebook sembra aver abbandonato la precedente idea riguardante l’inclusione di una particolare location all’interno di un comune post. Per abbracciare quella di un luogo in riferimento ad una particolare pagina del sito in blu, come ad esempio quella di un ristorante locale.

La parte tuttavia più interessante del post di Michael Richter ha riguardato la prossima gestione delle applicazioni e dei siti web terzi. “Nella nostra proposta – si legge nel post – abbiamo illustrato la possibilità di lavorare con siti web partner, che noi provvediamo a pre-approvare per offrire agli utenti un’esperienza maggiormente personalizzata”. Come sottolineato da qualcuno, Facebook darebbe agli inserzionisti la possibilità di cucire pubblicità su misura, modellata sugli interessi degli stessi utenti in stile Facebook Connect.

In pratica, i dati personali degli iscritti al sito in blu verranno automaticamente indirizzati verso applicazioni terze pre-approvate. A meno che gli stessi utenti non vadano a disattivare la particolare opzione in maniera manuale. Pare quindi che queste nuove opzioni verranno installate di default su ogni profilo attivo su Facebook.

Per TechCrunch, la nuova mossa del social network darà ai siti terzi la possibilità di identificareanche quegli utenti che non hanno mai accettato di accedere a Facebook Connect. In questo modo, le applicazioni terze potranno visualizzare i dati personali degli iscritti e dei loro amici. Con la probabilità molto alta che questi stessi dati personali vengano condivisi con chiunque.

A questo proposito, l’intervento di Richter ha anche spiegato meglio il perché dell’opzione di condivisione impostata di default su everyone. “Le persone hanno ancora il controllo delle proprie informazioni sul sito – si legge – ma l’impostazione con tutti ha l’obiettivo di permettere alla gente di condividere il più possibile i propri contenuti. Per supportare questa distribuzione, noi permettiamo agli altri di visualizzare e ridistribuire i contenuti a chiunque”.

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Fonte: http://punto-informatico.it

Autore: Mauro Vecchio

Google e Facebook… prove di accordo?

Dopo aver integrato aggiornamenti in tempo reale provenienti da Twitter e FriendFeed, Google ha da poco avviato una nuova iniziativa per includere nei risultati in real-time le informazioni di stato degli utenti di Facebook.

La nuova strategia potrebbe consentire al motore di ricerca di arricchire sensibilmente la propria offerta di contenuti in tempo reale, rendendo maggiormente dinamica l’esperienza d’uso per le decine di milioni di utenti che ogni giorno fanno affidamento su Google Search.

Per comunicare l’introduzione del nuovo servizio, la società di Mountain View ha deciso di mantenere un profilo basso, affidando a un breve post su Twitter la notizia. L’aggiunta di Facebook costituisce un importante passo in avanti per i risultati in tempo reale di Google, ma al tempo stesso comporta solamente una lieve modifica al sistema messo in campo alcuni mesi or sono. Al momento, infatti, il servizio sarà in grado di fornire solamente i risultati ottenuti attraverso le Pagine di Facebook e non dai profili dei singoli utenti. Tale condizione riduce sensibilmente le fonti per il motore di ricerca, che analizzerà circa 3 milioni di Pagine ignorando – per ora – le centinaia di milioni di profili presenti sul trafficato social network.

Il numero di informazioni per il real-time proveniente da Facebook sarà dunque estremamente limitato. Le Pagine sono solitamente utilizzate da società, celebrità, istituzioni e politici a scopo promozionale per far conoscere le proprie attività e costruirvi intorno una comunità di utenti, disposti a condividere opinioni ed esperienze. Saranno dunque queste le informazioni indicizzate in tempo reale da Google, mentre gli aggiornamenti di stato personali degli oltre 400 milioni di iscritti al servizio non saranno ancora disponibili.

Stando alle prime indiscrezioni, Facebook non avrebbe avanzato alcuna richiesta nei confronti di Google in cambio della possibilità di indicizzare parte dei propri contenuti nella pagina dei risultati per il real-time. L’iniziativa potrebbe infatti consentire al celebre social network di ampliare ulteriormente il proprio bacino di utenti, conquistando nuove fonti di traffico utili per incrementare gli introiti derivanti dall’advertising. Verificato l’andamento di questa prima apertura nei confronti di Mountain View, i responsabili di Facebook potrebbero decidere in un secondo momento di estendere la collaborazione con il motore di ricerca.

Il destino di Facebook su Google dipenderà probabilmente dai rapporti con Bing, il motore di ricerca targato Microsoft. Nato dalle ceneri di Live Search, il sistema per effettuare le ricerche online ha da poco avviato l’indicizzazione degli aggiornamenti di stato degli iscritti al portale che hanno deciso di rendere pubblico il loro status. Al momento, però, il processo di indicizzazione non avviene in real-time e non consente dunque di visualizzare immediatamente gli aggiornamenti formulati dagli utenti, spesso utili per reperire informazioni su importanti eventi in corso o notizie dell’ultimo minuto da tutto il mondo.

La decisione di Google di compiere un nuovo passo verso la raccolta dei contenuti proposti su Facebook conferma la particolare attenzione della società di Mountain View per i social network. L’interesse è duplice e riguarda da un lato la possibilità di ottenere maggiori informazioni in tempo reale per migliorare precisione e qualità dei risultati delle ricerche, mentre dall’altro lato interessa la possibilità di essere parte attiva nel social networking attraverso una propria piattaforma. Lo strumento social Google Buzz, da poco introdotto in Gmail, mira a soddisfare tale esigenza, ma al momento risulta essere ancora acerbo per poter sfidare realtà ormai radicate come Twitter e Facebook.

Emanuele Menietti

26 Febbraio 2010

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Fonti:

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